Conservatorio   Statale   di   Musica   “A.   Corelli”  -  Istituto   Superiore   di   Studi   Musicali - Messina                            

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Ricordo Roberto Bianco

Roberto Bianco 1

 

 

 

 

 

 

Il Conservatorio “Arcangelo Corelli” piange la scomparsa di Roberto Bianco (Catania, 1942-2021), scomparso ieri a 78 anni, a lungo docente di Pianoforte presso l’Istituto musicale peloritano tra gli anni Settanta e Ottanta.
Da cinque anni combatteva con coraggio contro la terribile malattia, che alla fine se l’è portato via.

Ha suonato fino all’ultimo, a testimonianza di quanto fosse importante la musica – e il suo amato pianoforte – per la sua persona, per la sua anima.

Formatosi al “S. Cecilia” di Roma con Renzo Silvestri (da cui apprese il senso del rigore e la somma arte dell’interpretazione, insieme con l’attenzione massima nei confronti della diteggiatura, della quale era un maestro riconosciuto), Roberto Bianco si dedicò alla carriera concertistica, affermandosi subito in diversi prestigiosi concorsi internazionali (primo premio al concorso di Treviso, 1962; medaglia d’oro al “Viotti”, 1964; e un brillante secondo posto al “Casagrande” di Terni); quindi, la decisione di dedicarsi con tutto se stesso all’insegnamento.

In campo didattico si distinse particolarmente, introducendo con successo una serie di metodologie applicate alla funzionalità della tecnica pianistica, capaci di aiutare e sostenere l’allievo durante il suo sviluppo tecnico-musicale (con particolari approfondimenti per ciò che concerne, come detto, la diteggiatura).

Negli anni messinesi formò una lunga serie di pianisti, che lo ricordano con ammirazione e affetto e che da lui hanno imparato tanto, anche da un punto di vista umano.

Se n’è andato con la discrezione e la riservatezza che lo hanno contraddistinto nella vita: senza clamore, lontano dai riflettori.

In tanti anni non gli abbiamo mai sentito alzare la voce né l’abbiamo visto sgomitare per un titolo di giornale o per stare sotto i riflettori: un uomo d’altri tempi, un’autentica rarità in una società in cui la sfacciataggine e l’arrivismo sembrano, a volte, pagare.

Non sempre, per fortuna; e, soprattutto, non per tutti.

Lo ricorderemo con l’andatura elegante e l’ombrello sotto braccio, mentre arriva in Conservatorio con l’attuale direttore nonché suo amico, Antonino Averna (all’epoca giovane docente); e mentre suona magnificamente uno Studio di Chopin o un Concerto mozartiano, emozionandoci e quasi intimorendoci, nella sua aula, nella sede di via S. Filippo Bianchi.

In religioso silenzio.